profumi e colori


 

Gianna
Pinotti

In  Galleria
di Edi Ravanini  

Opsicore

                        dal 2 dicembre 2006  
                                            al
                              
al 6 gennaio 2007
in collaborazione con :                                           
                                               
Comune Mantova  &  Immobiliare  NOVA SRL
 
 
Il salotto della creatività mantovana
 
 

Opsicore è un ciclo di dieci dipinti realizzato da Gianna Pinotti una decina di anni or sono, rappresentante l'immagine di Apollo e le nove Muse. La mostra è corredata da un catalogo stampato da Publi Paolini (Mantova) contenente un testo critico di Eristeo Banali.


da sx: Aristeo Banali, Gianna Pinotti e Edi Ravanini
Un momento della presentazione del 2 dicembre 2006
da sx: Aristeo Banali, Gianna Pinotti e Edi Ravanini
 

Esperienza unica conoscere Gianna, l'Artista, la donna... e
lasciarmi coinvolgere completamente perchè  grande è il mio
desiderio di sapere.
Quello che gli occhi vedono sono sensazioni, emozioni di volta in
volta sempre più intense, poiché l'anima, il cuore, la mente le
pretendono.
Come sogni premonitori e rivelatori trasfigurati in una parola
(a me completamente sconosciuta!) ripetuta tante e tante volte:
Opsicore, Opsicore ... Opsicore!
E "vedere", in questi sogni, futuristiche forme fluttuanti, le Muse,
che si trasformano, danzano, si abbracciano, si concedono e si
aprono come profumate, colorate, opulenti, sibilline corolle, solo a
colui che riesce ad entrare in un'altra dimensione.
Ammirando Apollo, dio del Sole, ognuno di noi troverà la chiave
di accesso a questo STAR GATE del terzo Millennio, aiutati da
Urania (Gianna), la Musa della genialità e dell'Astronomia
                                                                          Edi Ravanini


Gianna Pinotti

"Apollo". Il Maestro/L'ispirazione profetica di Gianna Pinotti
"Apollo". Il Maestro/L'ispirazione profetica
1996, olio su tela cm 120x150


Gianna Pinotti  (12 dicembre 1963) è pittrice, poeta e critico d'arte. Dopo una prima formazione scientifica a cui è seguita una laurea a Bologna in Lettere Moderne con una tesi in storia dell'arte contemporanea ha approfondito gli studi di iconologia, sopratutto astrologica, ponendosi nella scia di Warburg e dei suoi continuatori europei  integrando l'iconologia con gli insegnamenti di tradizione longhiana dell'Atneo bolognese. Ha inoltre studiato Canto presso il conservatorio di Mantova e frequentato un corso di perfezionamento con il Maestro Ettore Campogalliani, per intraprendere una breve esperienza teatrale abbandonata poi per abbracciare definitivamente quella pittorica e letteraria. Dopo alcuni saggi giornalistici, agli inizi degli anni Novanta, l'artista, oltre a frequentare l'ambiente intellettuale parigino, prende parte al gruppo di lavoro della rivista "La Corte", nata nel 1988 sotto la direzione artistica e scientifica di Achille Bonito Oliva, Alessandro Gennari,  Ruggero Guarini, Alberto Moravia, Umberto Silva.
Accanto all'attività pittorica (che aveva preso avvio negli anni Settanta), nutrita è anche la produzione poetica (diverse raccolte edite dal 1990 e molti inediti, alcuni di questi presentano nuove scritture), oltre a quella critica rivolta all'indagine iconologica e storico-artistica di opere di autori antichi e moderni (Falconetto, Mantegna, Parmigianino, Rubens, Barzaghi, Celada, Vicentini,Tersicore, La Danza/la Critica 1997 olio su tela cm50x60 Bigongiari, Lanfranco) i cui risultati scientifici sono stati talvolta presentati in riviste  italiane e straniere e in alcuni cataloghi e libri, l'ultimo riguarda l'importante attribuzione della scultura in marmo raffigurante Cupido dormiente con serpi, oggi collocata nel Museo Civico di Mantova, al giovane Michelangelo (Editoriale La Cronaca di Mantova, 2005). Negli ultimi cinque anni Pinotti ha ricevuto riconoscimenti sia per la saggistica che per la poesia e ha tenuto numerose conferenze, nelle quali ha illustrato le sue scoperte e gli artisti a lungo studiati.
Ha esposto in Italia e all'estero, in mostre personali e collettive. Dopo un primo decennio di lavoro (1976-1986) incentrato sulla figura e sulla rielaborazione visuale dei Maestri antichi e moderni (tra i quali i fiorentini del Quattrocento, Cézanne e il cubismo) è seguita una produzione sperimentale che si è prefissata nuove conquiste tecniche e concettuali (presentate nelle mostre:"Gianna Pinotti 1:9:9:3" a cura de "La Corte" con presentazione di Alessandro dal Prato e Giannino   Giovannoni; "Nettuno" a cura del Centro di Lingua e Cultura italiana di Parigi, 1994; "Nettuno e altre storie" a cura di Carlo Micheli e del dipartimento culturale del Comune di Mantova, 1995), produzione che è maturata nei ritmi taglienti di "Terre Colorate ("Terres Colorées", Parigi, 1996), quando i quadri "vivono in una dimensione di fresca e serena cromaticità, che si sviluppa con sciolta eleganza in forme articolate che danno vita a composizioni allo stesso tempo ariosamente aperte e ben concatenate in strutture di organica compattezza" (Francesco Poli, 1996).
Risalgono al 1996-97 i suoi dialoghi fiorentini con il poeta e critico Piero Talia, La Commedia/L'applicazione 1997 olio su tela cm50x60Bigongiari, uno dei maggiori esponenti della cultura del Novecento: Bigongiari intravede nella produzione pittorica dal 1994 al 1997 (Terre Colorate, Sentieri in salita, Iperstere, Apollo e le Muse) un universo "pre-formale" su cui Pjnotti produce scritti estetici (II Prerealismo) a questo proposito si leggeva d'altra parte: "Gianna Pinotti cerca di creare e di amalgamare gli accordi, le suggestioni dell'arte del passato con nuove forme e apparenze, sviluppando l'arte del gioco e dell'allusione. Al punto di incontro tra linea e colore, sprovvisti come siamo di qualsiasi contenuto descrittivo, irrompe quella sensazione psichica che Piero Bigongiari chiama "l'avverarsi dell'improbabile", una sensazione come di caduta tra la profondità e la vertigine" (Nicola Loizzo, 1999). Gli incontri con il grande intellettuale conducono Pinotti ad approfondire proprio i risvolti teorici della propria opera pittorica. A Firenze incontra la scrittrice Mariella Bettarini, una delle più autorevoli voci della poesia contemporanea, partecipando ad alcuni incontri letterari al Caffè storico Giubbe Rosse, luogo di ritrovo di grandi poeti e intellettuali, dal Futurismo alla piena attualità. Una parte del lavoro pittorico e grafico (Sentieri in salita, Ipersfere, Cavalieri alchimisti, astrattismi e composizioni pittoriche e picto-scultorie) viene presentato in tre mostre a Trento tra il 1999 e 2000 (emblematica la mostra "Trionfo di Fortuna" del 1999, a cura della Galleria "Le due Spine" di Rovereto) in cui "in sintonia con alcuni fra i maggiori protagonisti del dopoguerra francese - la cosiddetta Nuova Scuola di Parigi diClio, Il Canto epico/L'apprendimento 1997 olio su tela cm50x70 Manessier, Bissière e Bazaine - , ma dimostrando inedite affinità con l'opera di Corpora e di Santomaso, Pinotti intraprende contemporaneamente due cammini: la stesura di tele in cui la cromia si fa corpo grazie all'intervento di terre e di un gesto pittorico mosso fino ai minimi perimetri, e la costruzione di scenari suggestivi che assorbono frammenti del mondo attuale per rigenerarli in una nuova dimensione" (Giovanni Pasetti, 1999). Picto-sculture, in equilibrio tra il sogno e la filosofia, e picareschi assemblaggi rispondono in un dialogo sempre aperto alla produzione poetica e critica, ricordiamone alcuni: Trappole di Cielo (1998), Trionfo di Fortuna (1999), Occasus Belli (2002), Le Chiome di Berenice (2006). Negli ultimi anni con la serie Le città cadute (1999-2002) l'aspirazione metafisica si fonde con I'apparizione fisica in forma geometrizzante dello spessore dello spazio (la ricerca pittorica viene raccontata dall'autrice in scritti e appunti inediti). Ci troviamo di fronte a "immagini che emergono da una memoria sabbiosa che omogeneizza spazi e oggetti. Ricompaiono tracce di architetture illusorie che, nella riorganizzazione, attraverso l'immagine, diventano simboli astrali, allegorie filosofiche e, ancora, segni alchemici per un desiderato artificio oltre l'ineccepibilità della ragione" (Eristeo Banali, 2006). Dal Erato, La Poesia amporosa/La Creazione 1997 olio su tela cm50x702002 Pinotti lavora agli Aquiloni di Shiraz, tema nato in una serie di poesie ossimoriche in forma di aquilone scritte tra 2002 e 2003 sul tema del fanciullo-poeta e del suo ludo. Dalla trama esistenziale al gesto visuale. La rielaborazione del tema segna la produzione pittorica e poetica successiva (Alchimico, 2006, a cura di Archivio della Poesia del Novecento del Comune di Mantova), caratterizzata sempre più da una ricerca spirituale e metafisica, che prende corpo attraverso la parola alchimica, "accanto al fuoco di un antico sapere esoterico" (Alberto Cappi, 2006). Gli aquiloni di Shiraz si snodano in diverse serie pittoriche: la prima è quella tecnicamente vorticistica e riferita al futurismo plastico di Umberto Boccioni, ma proiettata in realtà ad evocare immagini "date con fare allusivo, invitante al contributo di chi s'imbatte in quel fremito" (Banali, 2006), e sfociante in una serie di dipinti che accompagnano le poesie del libretto Gli aquiloni di Shiraz, con presentazioni di Mariella Bettarini, che scrive di questa stilisticamente imprendibile "poesia visivo/visionaria, un ludico lavoro fitto, tessuto di sapienza e speranza, riflessione e follia, storia e arte, linguaggio per immagini" e del gallerista e critico Steven Music, che ne coglie alcuni degli aspetti visualmente più spirituali, poichè‚ "l'occhio della nostra immaginazione viene trasportato da un flusso di energia interna illuminato dagli incessanti colpi paralleli del pennello che creano un caleidoscopio di forme in movimento. Questi lavori di pittura ciMelpòmene, La Tragedia/La meditazione 1997 olio su tela cm50x60 mostrano il trascorrere del "tempo" durante la vita" (Steven Music, 2004). Seguono altre opere che vedono come protagonista l'aquilone che produce fantasiose soluzioni visuali:esse divengono corpose evocazioni di pre-mondi che ci osservano dall'alto del loro volo (mostra "Gli aquiloni di Shiraz-nuova serie", a cura di Edi Ravanini, 2005), oppure sintesi di geometrie che si chiudono serratamente, dialogando con lo spazio astratto circostante, esposte di recente, in occasione di "Invito a Palazzo" (a cura della Banca Agricola Mantovana), presso Palazzo Strozzi a Mantova, dove Pinotti ha presentato una significativa selezione di opere (dal 1996 al 2006) insieme  all'installazione Le Chiome di Berenice (2006), che,  servendosi di elementi autobiografici, astrologici e cabbalistici, intende rivalutare la serie come spontanea scomposizione concettuale e "iconologica" del singolo ma stratificato tema, scivolato in differenti canali della memoria, visualizzando a questo punto, attraverso l'installazione oggettuale, gli esiti formali prerealistici e strutturalistici annunciati con le Ipersfere "My Mind 1997).
(testo e foto tratti dal catalogo)


 

 

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