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...Sì viaggiare !
PIXELGRAFIE
di Magda Meloni
E’ forse giunto
il momento di riconsiderare la “FOTOGRAFIA” alla luce delle ultime
innovazioni introdotte dalla tecnologia
digitale. Se
con l’uso della pellicola e la predilezione per il bianco e nero
ci eravamo abituati ad immagini “pure”, dove non si ammetteva il
minimo ritocco (si pensi a quelle stampe dove si presentava il
fotogramma intero, fori compresi), l’avvento del digitale ha
rappresentato una tale rivoluzione da scardinare sia l’estetica
che l’etica fotografica.
Come nel Cinema siamo nell’era degli “effetti speciali
computerizzati” -il che comporterebbe una rilettura ed una
storicizzazione del periodo antecedente- così la “FOTOGRAFIA” è un
fenomeno superato, in via d’estinzione, presente in ristrette
riserve frequentate da uno sparuto gruppo di eroi che faticano
anche a trovare pellicole, carta, persino ricambi per le mitiche
reflex di un lustro fa...
Sia chiaro che il mio cuore sta dalla parte del mirino e del
“click” meccanico dello scatto, così come batte ancora per i
Bunuel, Fellini, Antonioni, Bergman ecc., tuttavia non posso
ignorare i Tarantino, gli Almodovar e quanti rappresentano,
attualmente il “CINEMA”.
La mia proposta è questa: cambiamo nome alla fotografia digitale,
chiamiamola “PIXELGRAFIA” e, soprattutto, cambiamo radicalmente i
parametri critici, esaltando la manipolazione, il ritocco,
l’assemblaggio, tutti gli artifici che servono ad elaborare
un’immagine più vera del vero.
In fondo ci siamo abituati a portare al polso dei “segnatempo”
perfetti, molto più precisi di quelli ad ingranaggi: l’errore
consiste nel chiamare “orologi” anche questi oggetti, che stanno
all’orologeria come un aereo a reazione sta all’ornitologia.
Che dire di Magda Meloni? Le sue immagini sono raffinati e
piacevolissimi esempi di PIXELGRAFIA, sono assemblaggi di sei /
otto foto che ci restituiscono una sensazione di grande realismo,
un’immagine a 180 gradi, esattamente come è percepita dall’occhio
umano liberato dai limiti di un obiettivo.
Grazie ad un software sofisticato quello che avremmo fino a pochi
anni or sono definito un “fotomontaggio” si tramuta in un trompe
l’oeil della realtà, tanto più verosimile, quanto più elaborato.
A questo punto non importa più sapere a quale luogo del mondo le
foto si riferiscano, avendo del tutto smarrito la propria valenza
documentaria, immolata sull’altare di una nuova estetica che
pretende il raggiungimento di una meta-realtà ottenuta attraverso
l’artificio più esasperato.
Per i più curiosi diremo che queste PIXELGRAFIE prendono spunto
dal paesaggio norvegese e che la “manipolazione” ha riguardato
soltanto l’assemblaggio delle foto, mantenendo i colori naturali e
la luminosità delle notti bianche .
Carlo Micheli
Edi Ravanini
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