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"il braghettone
di galleria Ferri" all'opera
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un video sull'evento
guardalo>>> |
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14 febbraio
Dopo il polverone sulla stampa locale anche Mediaset ha dato spazio
all'evento nei due principali TG della rete. Un servizio è andato in
onda alle ore 18,30 all'interno di Studio Aperto il telegiornale di
Italia 1, successivamente è stato riproposto in un più ampio
reportage all'interno del TG5 delle 20 di Canale 5
Alcune foto tratte
dal TG5




Durante le riprese

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Pagina 13 (10 febbraio 2008) -
Corriere della Sera |
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Mantova Una profumeria del centro espone dei
nudi di donna, vicini e passanti insorgono
Ritratti osé in vetrina, il pittore aggiunge le
braghette
MANTOVA - Lui che non aveva mai dipinto per i
Gonzaga, non avrebbe proprio immaginato che, fosse stato ancora al
mondo, i suoi servigi sarebbero tornati utili ai mantovani quasi
quattro secoli e mezzo più tardi. Ma lo spirito di Daniele
Ricciarelli da Volterra ieri pomeriggio deve aver volteggiato dalle
parti di Galleria Ferri. Visto che passò alla storia con quel
nomignolo irriverente, il Braghettone, per aver coperto di vesti e
foglie di fico i nudi michelangioleschi della Cappella Sistina, non
avrà certo voluto perdersi la performance di un suo collega
contemporaneo, tale Stefano Nardi da Castiglione delle Stiviere,
comandato a ricoprire con culottes di carta e tessuto le pudenda
delle donne da lui stesso dipinte. Il motivo? Quei seni e pubi
esibiti dalle vetrine della profumeria «Profumi e colori» hanno
centrato fin troppo l' obiettivo annunciato dal titolo dell'
esposizione: «Scandale!». Lettere ai giornali, lamentele ed esposti
alla polizia municipale, persino la piazzata in negozio, davanti
alle clienti, di una vicina più inorridita della media. Ma Edi
Ravanini, titolare della profumeria, ha deciso di parare gli
attacchi con l' arma dell' ironia: «Ho scelto di fare come ai tempi
della Controriforma, quando si chiamavano pittori a ricoprire le
parti intime di santi e madonne». Così, ieri, brindisi e folla per
il festoso happening di applicazione dei mutandoni. Anzi delle
culottes, per restare fedeli al titolo francese della mostra.
Basteranno a placare le ire degli anziani che prima storcevano il
naso e lo sguardo davanti alla vetrina, o i risolini dei ragazzini
che sbirciavano dal vetro? E sbollirà la rabbia di Vera Mazzei Magri
che, dopo aver affrontato a brutto muso la profumiera, aveva scritto
risentita ai giornali: «Chiunque passi, sia bambino che adulto,
musulmano o cattolico, è costretto a vedere questo spettacolo che
può influire negativamente nei più giovani come in persone di
culture diverse provocando sensazioni dannose e di disagio». La
profumiera col pallino dell' arte giura che non se lo sarebbe
aspettato. Ma tanta pubblicità non pare darle fastidio. Tant' è che
ha prorogato fino a fine mese l' esposizione «censurata», invece di
chiuderla, come previsto, per San Valentino. Ma l' autore delle
tele, come l' ha presa? «I moralisti ci sono sempre stati, ma non mi
aspettavo reazioni così forti - ammette Stefano Nardi, 56 anni -.
Con tutto quello che si vede non solo in televisione o su Internet,
ma proprio nelle profumerie, dove le gigantografie di donne svestite
abbondano, mi sa che hanno proprio sbagliato bersaglio». Lui, che
cita fra i suoi riferimenti per quelle opere «La pisseuse» di
Picasso e «L' origine du monde» di Gustave Courbet, comunque non è
pentito
Angelini Luca
l'articolo nell'edizione in rete
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Dalla
Gazzetta di Mantova di
SABATO, 09 FEBBRAIO 2008 Pagina 29 - Agenda
e Lettere
Il
braghettone in galleria Ferri
Correva l’anno 1564 e Michelangelo aveva affrescato il Giudizio
Universale nella Cappella Sistina il ritratto di S. Caterina
completamente nuda con abbondanti tette al vento e S. Biagio alle
sue terga in una postura non da preghiera. I cardinali insorsero
contro questi nudi scandalosi e Daniele da Volterra, collaboratore
di Michelangelo, fu incaricato di mettere le mutande ai santi.
Daniele da Volterra passò alla storia con il soprannome di
Braghettone. Ora, dopo la contestazione di XXXXXX
comprensibilmente stizzita per i nudi esposti nel negozio in
galleria Ferri, accanto all’ingresso della sua casa, l’autore si
appresta a mettere le mutande alle prosperose figliole che mettono
in mostra le pudenda. Nemmeno con uno sforzo immane riusciamo ad
omologare queste tele all’arte. Così XXXXXX potrà entrare in
casa senza arrossire e anche Mantova avrà il braghettone di galleria
Ferri.
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L' AUTOCENSURA COME PROVOCAZIONE di Carlo Micheli
Nel presentare la mostra "SCANDALE" di Stefano Nardi, presso la
Profumi e Colori in Galleria, avevo messo in guardia gli
intervenuti, e in particolare la titolare Edi Ravanini, circa la
possibilità di reazioni paradossali quali quelle che si sono
puntualmente verificate: offese, esposti, lettere di protesta,
telefonate anonime, rantoli in segreteria.
Nella civiltà dell'immagine, avevo pronosticato, pensando tra me e
me che fosse un'affermazione un po' forzata, la rappresentazione
della realtà incide più della realtà stessa.
Come dire che se per strada ci passa accanto una persona nuda
l'osserviamo con stupore, curiosità, partecipazione, ilarità: mai
con morbosità; il dipinto di una donna nuda, invece, induce in
talune persone un turbamento profondo, che spesso sfocia in offese,
oscenità verbali, violenze fisiche, in accaloramenti che
meriterebbero altri bersagli quali la guerra, la fame nel mondo, la
mortalità infantile, le tante violenze e ingiustizie perpetrate
contro i più deboli...
Invece no, a cinquecento anni dal Concilio di Trento, senza un
governo, con l'emergenza rifiuti a Napoli eccoci a disquisire sulle
differenze che insistono tra nudo, erotismo, oscenità, pornografia
ecc.
No non credo sia il caso, per quattro tette, due vulve e tre
frustrati, di riaprire questa secolare, sterile diatriba: e comunque
non ne ho voglia.
Qui non si tratta di fare delle battaglie per la libertà
d'espressione, soprattutto in una società dominata dall'immagine e
che fa del nudo l'elemento più inflazionato e gratuito (si pensi
alle miriadi di veline e simili che sgambettano sul teleschermo a
chiappe nude) tanto da spogliarlo da ogni connotazione erotica; no,
qui si deve solo prendere atto del fatto che per qualcuno la
rappresentazione pittorica di un nudo oggi, nel 2008, è motivo di
scandalo.
Potremmo chiuderla qui, rispondere che "è un problema loro", -e di
fatto sono fermamente convinto che sia così, come sono convinto che
la pornografia sia nell'occhio di chi guarda- ma non sarà inutile
cercare di capire alcune dinamiche, o, quantomeno, sottolineare
alcune incongruenze, come il fatto che l'esposizione di nudi abbia
scatenato sia i moralisti che i maniaci, dando vita all'ennesima,
inattesa, bizzarra coalizione all'italiana...!
Primo episodio. Ho assistito all'indignazione di una signora che
s'era soffermata davanti alla vetrina insieme ad una giovane,
probabilmente una figlia o una nipote, che se ne andava in giro
vestita alla moda, ovvero: pancia scoperta, pantaloni vita bassa,
tanga bene in vista, tatuaggio sull'osso sacro.
Alla mia osservazione che la morale era qualcosa che mutava col
mutare dei costumi e che "fino a pochi anni or sono quello era
l'abbigliamento che le cubiste ostentavano sia pure, pudicamente,
solo all'interno delle discoteche", sono stato travolto da una
valanga di insulti che variavano dal voyerismo alla pedofilia, dal
passatismo al veterocoglionismo irreversibile.
Secondo episodio. Se il fastidio deriva da "questo sbattere in
faccia senza pudore i genitali femminili, violando le regole del
buon gusto, ingenerando un gratuito voyerismo da caserma e scadendo
a livello dei giornaletti porno", come ho sentito dire da un cultore
dell'arte di cui pietosamente non rivelerò il nome, faccio
pacatamente notare, pur non potendomi confrontare sui giornaletti
porno che ahimè non ho mai avuto occasione di leggere avendo sempre
frequentato barbieri bigotti, che in questa mostra erano presenti
due citazioni de "l'origine del mondo" del Sig. Gustave Courbet,
eseguito nel 1866 e tre defigurazioni della celeberrima "Pisseuse"
di Pablo Picasso, eseguita cent'anni dopo. Ora non so che posto
occupino i due nella hit dei pornografi e dei pornofili, tuttavia
conosco bene quale sia la loro collocazione nella storia dell'arte
universale.
Terzo episodio. Un articolo comparso alcuni giorni orsono su di un
giornale locale, come alcuni altri apparentemente equidistanti anzi,
tutto sommato intesi a sdrammatizzare l'episodio, terminava -in
cauda venenum- con questa dotta osservazione "...Sì ma l'è 'na
profumeria!"
E qui si è squarciato il velo! Folgorato dal vernacolo come San
Paolo dal verbo di Dio (poco importa se sulla strada di Cogozzo)
ecco che il quadro mi si è fatto chiaro: non l'esuberante seno della
signora al risveglio, dunque, non il fondo schiena sodo e ben
tornito della fanciulla accaldata e neppure "la natura", come si usa
dire nelle nostre campagne, dell'anonima procreatrice di Courbet,
no, il vero problema sta nel luogo scelto per la mostra! Non una
sala espositiva tradizionale, un bar, un ristorante, un albergo
(come si usa ormai da decenni), ma una profumeria! SCANDALO!
Proprio lì, in quel luogo la nonna aveva acquistato una cremina
lenitiva per la sua adorata nipotina; la mamma premurosa un
burrocacao vitaminizzato; l'attento consorte il bijeoux per San
Valentino; la bimba parsimoniosa aveva risparmiato cent su cent per
acquistare, proprio in quel luogo, il dopobarba per il suo adorato
papà. Come pensare di imbrattare tanta soavità con la scellerata
esposizione di simili volgarità?
Potrei sciorinarvi pagine e pagine di melensaggini insopportabili
(ho visto venti volte "torna a casa Lessi"), ma penso che l'ipotesi
"luogo sgradito" si commenti da sola, non bastando tutta l'ironia
del mondo a renderla più ridicola di quanto non appaia al primo
sguardo.
Dirò soltanto che Michelangelo realizzò i suoi più bei nudi nella
Cappella Sistina, nel grande affresco rappresentante il Giudizio
universale.
L' idea.
Il brachettone è il nomignolo assegnato a Daniele Ricciarelli da
Volterra dopo il noto intervento censorio su alcuni nudi dipinti da
Michelangelo nella Cappella Sistina, Non tutti sanno che grazie a
quel genere di 'ritocco' il capolavoro di Michelangelo è scampato
alla distruzione, minacciata da chi riteneva oscene le nudità dei
personaggi del Giudizio. E dunque?
Contro l'ipocrisia, la volontà censoria, l'ignoranza, la mancanza di
senso estetico.
IMBRACHEREMO I NUDI
Non certo per darla vinta ai detrattori, ma per preservare i dipinti
dalla volontà distruttiva, dalla morbosità, dalla banalità di
giudizio.
Carlo Micheli
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Dalla
Gazzetta di Mantova
Mutande ai quadri dello scandalo: l’artista copre i suoi nudi in
vetrina
POLEMICHE IN NEGOZIO
Mutandine per le tele dello scandalo esposte nella profumeria di
galleria Ferri. Meglio: culottes. Francesi per pronuncia e per
taglio, come pure il titolo della rassegna monografica del pittore
Stefano Nardi ospitata nella Galleria di Edi Ravanini:
scandale!. In
mantovano suona come ‘scandal’. Ed è risuonato, eccome. Cupo, nel
borbottio di qualche passante con gli occhi sgranati di fronte alle
cosce acriliche; acuto nell’invettiva di chi è entrato furente nel
negozio per rinfacciare a brutto muso alla profumiera insolenza e
cattivo, pessimo, gusto. Lei ora si prepara a varare le
contromisure. Che sono condite d’umorismo.
La replica sarà affidata ad una performance simbolica: sabato
pomeriggio l’autore delle tele censurerà le parti più spinte con
altrettante mutande. Ora ci ride su, l’ideatrice della mostra, che
ha messo a disposizione gli scaffali e le pareti del suo negozio, ma
sulle prime c’era rimasta davvero male. «L’arte non può aver nulla
di volgare», dice la Ravanini spiegando la decisione di presentare
ai suoi clienti e, atraverso la vetrina, a chiunque passi per
galleria Ferri, gli acrilici al peperoncino. Ossessione sul divano,
Pisseuse, gambe aperte e seni nudi. lo scandalo era in preventivo,
previsto, voluto. Ma sarebbe dovuto restare un gioco. E invece... «E
invece ho dovuto subire una piazzata, davanti a quattro clienti»,
dice la Ravanini. E invece, altro che arte, quella è pessima
pornografia, ribattono i più critici che si sono affacciati anche
sulla pagina delle lettere della gazzetta.
Nella concezione di chi ha ideato la mostra, «il nudo - si legge
nell’opuscolo di presentazione - non è di certo più un tabù semmai
un’icona di corporeità-incorporeità, riproposta incessantemente fino
a perdere ogni connotazione erotica. Talmente inflazionato da
suggerire, semmai, un’idea di asetticità». Qualcuno arrossisce, di
vergogna o di rabbia? «Calma, calma. Alziamo le mani - continua la
Ravanini con un sorriso - Se lo scandalo è insopportabile, poniamo
subito rimedio. Lo censuriamo, proprio come accadeva nel Medioevo
più buio».
Un veloce consulto telefonico con l’autore di Castiglione delle
Stiviere ha dato il via libera all’iniziativa. Sarà lui, sabato
pomeriggio, a disegnare i modellini di culottes per le sue donnine
acriliche e ad applicarle nei posti più adatti. Serviranno anche
tanti piccoli reggiseni? La fantasia non manca, carta, stoffa e
colla neppure e le forbici sono pronte.
Morbosità esibizionista e oscena o ritratti della purezza giovanile,
dell’onestà e dell’ideale di bellezza? La risposta, quale che sia,
ora verrà coperta. E sarà una festa. Per tutti. Su questo, almeno,
non ci sono dubbi.
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MARTEDÌ, 05
FEBBRAIO 2008 Pagina 27 - Agenda e Lettere
Gazzetta di Mantova
Nudi d’arte
«Dopo la lettera al direttore con cui una gentile lettrice ha
espresso le proprie perplessità sui nudi esposti (su tela) in una
profumeria del centro di Mantova, beh sono stato colto da una
irrefrenabile curiosità (non so valutare se naturale o morbosa) e
sono andato a vederli!».
«E’ il principio della pubblicità: parlatene, sia bene che male
(parlarne male a volte è meglio) e la gente sarà presa dalla voglia
di vedere, di farsi un’opinione, di cercare di capire. Insomma,
l’uomo è un animale curioso per natura, e morboso per cultura.» «Hai
detto cultura?» «Sì, perché?» «Nella grande mostra sulla Grecia ci
saranno dei nudi?» «Mah, non lo so. credo di sì. i Bronzi di Riace,
per esempio sono nudi. la Venere di Milo è nuda. Adesso magari dico
degli sfondoni che al professor Settis vengono i capelli dritti. il
Fauno mica è vestito! Il lanciatore di giavellotto, Eros, il David
di Michelangelo. sono tutti nudi, con gli (omissis) esposti.» «Va
ben, ma at vurè mia paragunar i Grech con la vedrina dla profumarìa!» |
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Dalle lettere al direttore
Gazzetta di Mantova di sabato 2 febbraio 2008 Pagina 29 -
Agenda e Lettere
Quei nudi imposti a tutti
Abito in una Galleria, di cui volutamente ometto il nome, nel pieno
centro di Mantova. Adiacente al mio portone di ingresso si trova un
negozio adibito, negli ultimi anni a profumeria e galleria d’arte.
Da circa una settimana (e ahimè, pare fino al 14 febbraio) fanno
mostra di sé in vetrina grandi tele raffiguranti nudi femminili.
Passi per i corpi statici, a grandezza naturale, la cui pelle
eburnea contrasta violentemente con il nero ebano del pube, ma trovo
improponibile la serie di tre donne in identica posizione:
accovacciate, a gambe divaricate con i genitali bene in vista
stillanti a terra... umori imprecisati! Come non bastasse, in orari
d’apertura del negozio, viene esposta all’interno della Galleria e
fuori dal negozio una locandina riproducente corpo femminile nudo
visto da tergo, con, in primo piano posteriore e dintorni ben
evidenti. Chiunque passi per la Galleria, sia bambino che adulto,
musulmano o cattolico, è costretto a vedere questo spettacolo che
può influire negativamente nei più giovani come in persone di
culture diverse provocando sensazioni dannose e di disagio. Non
intendo disquisire sulle differenze fra pornografia e arte che non
hanno qui alcun rilievo, né assumere toni moralistici che non mi
competono. Semplicemente lamento che l’autore dei quadri e la
gerente del negozio impongano indebitamente e senza diritto a
chiunque volente o nolente, la vista di tali «opere d’arte»! Lamento
altresì che le istituzioni preposte alla tutela dei diritti dei
cittadini siano rimaste del tutto indifferenti di fronte a tali atti
di violenza.
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