profumi e colori


 

Stefano
Nardi

In  Galleria
di Edi Ravanini  


Scandale !!!

di Stefano Nardi

a cura di Edi Ravanini
Fino al 29 febbraio

 
 
Il salotto della creatività mantovana
 
 

Ohhh...MON DIEU...!!
Les Femmes de Stefano Nardi..
Quel...

   
Scandale !!!

         "Le scandale" e la stampa  leggi tutto >>>                 Il 'braghettone in Galleria Ferri>>>


Ossessione sul divano         
 
acrilico su carta 100x150               

 

Il nudo come simbolo dell'erotismo, della sensualità, della morbosità, della pornografia, dell'osceno, dell'esibizionismo, ma anche della verità, della purezza, dell'onestà, della bellezza, della giovinezza.
Ogni giorno il nudo (inteso come dignità svestita) invade il nostro immaginario attraverso la televisione, il cinema, la pubblicità. Attraverso modelli para-culturali che si cibano di esibizionismo, di eccessi, di narcisismo, volgarità e vacuità, il nudo è (semplicemente, banalmente, per taluni incredibilmente) di moda.
Non è di certo più un tabù, semmai un'icona di corporeità-incorporea, riproposta incessantemente fino a perdere ogni connotazione erotica.
Il nudo è oggigiorno talmente inflazionato da suggerire, semmai, un'idea di asetticità.
Di sicuro è un nudo "parzialmente scremato", tanto decontestualizzato da diventare autoreferenziale.
Ma un artista del nostro tempo, come può porsi con coerenza e intelligenza nei confronti di un modello tanto abusato?
Ha ancora senso scegliere il modo per interpretare una quotidianità sempre più mostruosa?
Stefano Nardi con la sua "Pisseuse" di picassiana memoria e con l'omaggio a "l'origine del mondo", propone quel tantino di sorridente morbosità perchè le scandale  è ormai assimilabile ad un pizzico di ... peperoncino.

Carlo Micheli

l'attesa
L'attesa                     
   
 acrilico su carta 100x150 

La risposta di Carlo Micheli allo 'scandalo' suscitato dalla mostra 

 

L' AUTOCENSURA COME PROVOCAZIONE

Nel presentare la mostra "SCANDALE" di Stefano Nardi, presso la Profumi e Colori in Galleria, avevo messo in guardia gli intervenuti, e in particolare la titolare Edi Ravanini, circa la possibilità di reazioni paradossali quali quelle che si sono puntualmente verificate: offese, esposti, lettere di protesta, telefonate anonime, rantoli in segreteria.

Nella civiltà dell'immagine, avevo pronosticato, pensando tra me e me che fosse un'affermazione un po' forzata, la rappresentazione della realtà incide più della realtà stessa.
Come dire che se per strada ci passa accanto una persona nuda l'osserviamo con stupore, curiosità, partecipazione, ilarità: mai con morbosità; il dipinto di una donna nuda, invece, induce in talune persone un turbamento profondo, che spesso sfocia in offese, oscenità verbali, violenze fisiche, in accaloramenti che meriterebbero altri bersagli quali la guerra, la fame nel mondo, la mortalità infantile, le tante violenze e ingiustizie perpetrate contro i più deboli...

Invece no, a cinquecento anni dal Concilio di Trento, senza un governo, con l'emergenza rifiuti a Napoli eccoci a disquisire sulle differenze che insistono tra nudo, erotismo, oscenità, pornografia ecc.
No non credo sia il caso, per quattro tette, due vulve e tre frustrati, di riaprire questa secolare, sterile diatriba: e comunque non ne ho voglia.

Qui non si tratta di fare delle battaglie per la libertà d'espressione, soprattutto in una società dominata dall'immagine e che fa del nudo l'elemento più inflazionato e gratuito (si pensi alle miriadi di veline e simili che sgambettano sul teleschermo a chiappe nude) tanto da spogliarlo da ogni connotazione erotica; no, qui si deve solo prendere atto del fatto che per qualcuno la rappresentazione pittorica di un nudo oggi, nel 2008, è motivo di scandalo.

Potremmo chiuderla qui, rispondere che "è un problema loro", -e di fatto sono fermamente convinto che sia così, come sono convinto che la pornografia sia nell'occhio di chi guarda- ma non sarà inutile cercare di capire alcune dinamiche, o, quantomeno, sottolineare alcune incongruenze, come il fatto che l'esposizione di nudi abbia scatenato sia i moralisti che i maniaci, dando vita all'ennesima, inattesa, bizzarra coalizione all'italiana...!

Primo episodio. Ho assistito all'indignazione di una signora che s'era soffermata davanti alla vetrina insieme ad una giovane, probabilmente una figlia o una nipote, che se ne andava in giro vestita alla moda, ovvero: pancia scoperta, pantaloni vita bassa, tanga bene in vista, tatuaggio sull'osso sacro.
Alla mia osservazione che la morale era qualcosa che mutava col mutare dei costumi e che "fino a pochi anni or sono quello era l'abbigliamento che le cubiste ostentavano sia pure, pudicamente, solo all'interno delle discoteche", sono stato travolto da una valanga di insulti che variavano dal voyerismo alla pedofilia, dal passatismo al veterocoglionismo irreversibile.

Secondo episodio. Se il fastidio deriva da "questo sbattere in faccia senza pudore i genitali femminili, violando le regole del buon gusto, ingenerando un gratuito voyerismo da caserma e scadendo a livello dei giornaletti porno", come ho sentito dire da un cultore dell'arte di cui pietosamente non rivelerò il nome, faccio pacatamente notare, pur non potendomi confrontare sui giornaletti porno che ahimè non ho mai avuto occasione di leggere avendo sempre frequentato barbieri bigotti, che in questa mostra erano presenti due citazioni de "l'origine del mondo" del Sig. Gustave Courbet, eseguito nel 1866 e tre defigurazioni della celeberrima "Pisseuse" di Pablo Picasso, eseguita cent'anni dopo. Ora non so che posto occupino i due nella hit dei pornografi e dei pornofili, tuttavia conosco bene quale sia la loro collocazione nella storia dell'arte universale.

Terzo episodio. Un articolo comparso alcuni giorni orsono su di un giornale locale, come alcuni altri apparentemente equidistanti anzi, tutto sommato intesi a sdrammatizzare l'episodio, terminava -in cauda venenum- con questa dotta osservazione "...Sì ma l'è 'na profumeria!"
E qui si è squarciato il velo! Folgorato dal vernacolo come San Paolo dal verbo di Dio (poco importa se sulla strada di Cogozzo) ecco che il quadro mi si è fatto chiaro: non l'esuberante seno della signora al risveglio, dunque, non il fondo schiena sodo e ben tornito della fanciulla accaldata e neppure "la natura", come si usa dire nelle nostre campagne, dell'anonima procreatrice di Courbet, no, il vero problema sta nel luogo scelto per la mostra! Non una sala espositiva tradizionale, un bar, un ristorante, un albergo (come si usa ormai da decenni), ma una profumeria! SCANDALO!

Proprio lì, in quel luogo la nonna aveva acquistato una cremina lenitiva per la sua adorata nipotina; la mamma premurosa un burrocacao vitaminizzato; l'attento consorte il bijeoux per San Valentino; la bimba parsimoniosa aveva risparmiato cent su cent per acquistare, proprio in quel luogo, il dopobarba per il suo adorato papà. Come pensare di imbrattare tanta soavità con la scellerata esposizione di simili volgarità?

Potrei sciorinarvi pagine e pagine di melensaggini insopportabili (ho visto venti volte "torna a casa Lessi"), ma penso che l'ipotesi "luogo sgradito" si commenti da sola, non bastando tutta l'ironia del mondo a renderla più ridicola di quanto non appaia al primo sguardo.
Dirò soltanto che Michelangelo realizzò i suoi più bei nudi nella Cappella Sistina, nel grande affresco rappresentante il Giudizio universale.

L' idea.
Il brachettone è il nomignolo assegnato a Daniele Ricciarelli da Volterra dopo il noto intervento censorio su alcuni nudi dipinti da Michelangelo nella Cappella Sistina, Non tutti sanno che grazie a quel genere di 'ritocco' il capolavoro di Michelangelo è scampato alla distruzione, minacciata da chi riteneva oscene le nudità dei personaggi del Giudizio.E dunque?
Contro l'ipocrisia, la volontà censoria, l'ignoranza, la mancanza di senso estetico.

IMBRACHEREMO I NUDI
Non certo per darla vinta ai detrattori, ma per preservare i dipinti dalla volontà distruttiva, dalla morbosità, dalla banalità di giudizio.

Carlo Micheli

 

Stefano Nardi

Nato a Rivalta sul Mincio, risiede e lavora a Castiglione delle Stiviere. Inizia a dipingere fin dall'adolescenza e viene segnalato al Premio Di Capi. Intensifica poi, anno dopo anno l'attività di pittore e l'iter espositivo. Se la sua formazione scolastica è di orientamento tecnico, in quella artistica è autodidatta ed arricchisce il proprio bagaglio culturale con l'assidua frequentazione dei principali musei e rassegne nazionali ed europee.  (www.stefano-nardi.com)


 
Edi Ravanini con Stefano Nardi durante l'allestimento della mostra

 

    
Nova Venus                                                          Appena alzata  
    acrilico su carta 80x160                                                                acrilico su carta 100x150 

in collaborazione con :  
 

La Pisseuse             
defigurazione n° 3
acrilico su carta 100x150     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Pisseuse             
defigurazione n° 5
acrilico su carta 100x150     

 

 

La Pisseuse
defigurazione  4
acrilico su carta 100x150

Brindisi in Galleria



 

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