|
Il nudo come simbolo dell'erotismo,
della sensualità, della morbosità, della pornografia,
dell'osceno, dell'esibizionismo, ma anche della verità,
della purezza, dell'onestà, della bellezza, della
giovinezza.
Ogni giorno il nudo (inteso come dignità svestita) invade il
nostro immaginario attraverso la televisione, il cinema, la
pubblicità.
Attraverso modelli para-culturali che si cibano di
esibizionismo, di eccessi, di narcisismo, volgarità e
vacuità, il nudo è (semplicemente, banalmente, per taluni
incredibilmente) di moda.
Non è di certo più un tabù, semmai un'icona di
corporeità-incorporea, riproposta incessantemente fino a
perdere ogni connotazione erotica.
Il nudo è oggigiorno talmente inflazionato da suggerire,
semmai, un'idea di asetticità.
Di sicuro è un nudo "parzialmente scremato", tanto
decontestualizzato da diventare autoreferenziale.
Ma un artista del nostro tempo, come può porsi con coerenza
e intelligenza nei confronti di un modello tanto abusato?
Ha ancora senso scegliere il modo per interpretare una
quotidianità sempre più mostruosa?
Stefano Nardi con la sua "Pisseuse" di picassiana
memoria e con l'omaggio a "l'origine del mondo", propone quel tantino
di
sorridente morbosità perchè le scandale è
ormai assimilabile ad un pizzico di ... peperoncino.
Carlo Micheli |

L'attesa
acrilico su
carta 100x150 |
|
L' AUTOCENSURA
COME PROVOCAZIONE
Nel presentare la mostra
"SCANDALE" di Stefano Nardi, presso la Profumi e Colori in
Galleria, avevo messo in guardia gli intervenuti, e in
particolare la titolare Edi Ravanini, circa la possibilità
di reazioni paradossali quali quelle che si sono
puntualmente verificate: offese, esposti, lettere di
protesta, telefonate anonime, rantoli in segreteria.
Nella civiltà dell'immagine, avevo pronosticato, pensando
tra me e me che fosse un'affermazione un po' forzata, la
rappresentazione della realtà incide più della realtà
stessa.
Come dire che se per strada ci passa accanto una persona
nuda l'osserviamo con stupore, curiosità, partecipazione,
ilarità: mai con morbosità; il dipinto di una donna nuda,
invece, induce in talune persone un turbamento profondo, che
spesso sfocia in offese, oscenità verbali, violenze fisiche,
in accaloramenti che meriterebbero altri bersagli quali la
guerra, la fame nel mondo, la mortalità infantile, le tante
violenze e ingiustizie perpetrate contro i più deboli...
Invece no, a cinquecento anni dal Concilio di Trento, senza
un governo, con l'emergenza rifiuti a Napoli eccoci a
disquisire sulle differenze che insistono tra nudo,
erotismo, oscenità, pornografia ecc.
No non credo sia il caso, per quattro tette, due vulve e tre
frustrati, di riaprire questa secolare, sterile diatriba: e
comunque non ne ho voglia.
Qui non si tratta di fare delle battaglie per la libertà
d'espressione, soprattutto in una società dominata
dall'immagine e che fa del nudo l'elemento più inflazionato
e gratuito (si pensi alle miriadi di veline e simili che
sgambettano sul teleschermo a chiappe nude) tanto da
spogliarlo da ogni connotazione erotica; no, qui si deve
solo prendere atto del fatto che per qualcuno la
rappresentazione pittorica di un nudo oggi, nel 2008, è
motivo di scandalo.
Potremmo chiuderla qui, rispondere che "è un problema loro",
-e di fatto sono fermamente convinto che sia così, come sono
convinto che la pornografia sia nell'occhio di chi guarda-
ma non sarà inutile cercare di capire alcune dinamiche, o,
quantomeno, sottolineare alcune incongruenze, come il fatto
che l'esposizione di nudi abbia scatenato sia i moralisti
che i maniaci, dando vita all'ennesima, inattesa, bizzarra
coalizione all'italiana...!
Primo episodio. Ho assistito all'indignazione di una
signora che s'era soffermata davanti alla vetrina insieme ad
una giovane, probabilmente una figlia o una nipote, che se
ne andava in giro vestita alla moda, ovvero: pancia
scoperta, pantaloni vita bassa, tanga bene in vista,
tatuaggio sull'osso sacro.
Alla mia osservazione che la morale era qualcosa che mutava
col mutare dei costumi e che "fino a pochi anni or sono
quello era l'abbigliamento che le cubiste ostentavano sia
pure, pudicamente, solo all'interno delle discoteche", sono
stato travolto da una valanga di insulti che variavano dal
voyerismo alla pedofilia, dal passatismo al
veterocoglionismo irreversibile.
Secondo episodio. Se il fastidio deriva da "questo
sbattere in faccia senza pudore i genitali femminili,
violando le regole del buon gusto, ingenerando un gratuito
voyerismo da caserma e scadendo a livello dei giornaletti
porno", come ho sentito dire da un cultore dell'arte di cui
pietosamente non rivelerò il nome, faccio pacatamente
notare, pur non potendomi confrontare sui giornaletti porno
che ahimè non ho mai avuto occasione di leggere avendo
sempre frequentato barbieri bigotti, che in questa mostra
erano presenti due citazioni de "l'origine del mondo" del
Sig. Gustave Courbet, eseguito nel 1866 e tre defigurazioni
della celeberrima "Pisseuse" di Pablo Picasso, eseguita
cent'anni dopo. Ora non so che posto occupino i due nella
hit dei pornografi e dei pornofili, tuttavia conosco bene
quale sia la loro collocazione nella storia dell'arte
universale.
Terzo episodio. Un articolo comparso alcuni giorni
orsono su di un giornale locale, come alcuni altri
apparentemente equidistanti anzi, tutto sommato intesi a
sdrammatizzare l'episodio, terminava -in cauda venenum- con
questa dotta osservazione "...Sì ma l'è 'na profumeria!"
E qui si è squarciato il velo! Folgorato dal vernacolo come
San Paolo dal verbo di Dio (poco importa se sulla strada di
Cogozzo) ecco che il quadro mi si è fatto chiaro: non
l'esuberante seno della signora al risveglio, dunque, non il
fondo schiena sodo e ben tornito della fanciulla accaldata e
neppure "la natura", come si usa dire nelle nostre campagne,
dell'anonima procreatrice di Courbet, no, il vero problema
sta nel luogo scelto per la mostra! Non una sala espositiva
tradizionale, un bar, un ristorante, un albergo (come si usa
ormai da decenni), ma una profumeria! SCANDALO!
Proprio lì, in quel luogo la nonna aveva acquistato una
cremina lenitiva per la sua adorata nipotina; la mamma
premurosa un burrocacao vitaminizzato; l'attento consorte il
bijeoux per San Valentino; la bimba parsimoniosa aveva
risparmiato cent su cent per acquistare, proprio in quel
luogo, il dopobarba per il suo adorato papà. Come pensare di
imbrattare tanta soavità con la scellerata esposizione di
simili volgarità?
Potrei sciorinarvi pagine e pagine di melensaggini
insopportabili (ho visto venti volte "torna a casa Lessi"),
ma penso che l'ipotesi "luogo sgradito" si commenti da sola,
non bastando tutta l'ironia del mondo a renderla più
ridicola di quanto non appaia al primo sguardo.
Dirò soltanto che Michelangelo realizzò i suoi più bei nudi
nella Cappella Sistina, nel grande affresco rappresentante
il Giudizio universale.
L' idea.
Il brachettone è il nomignolo assegnato a Daniele
Ricciarelli da Volterra dopo il noto intervento censorio su
alcuni nudi dipinti da Michelangelo nella Cappella Sistina,
Non tutti sanno che grazie a quel genere di 'ritocco' il
capolavoro di Michelangelo è scampato alla distruzione,
minacciata da chi riteneva oscene le nudità dei personaggi
del Giudizio.E dunque?
Contro l'ipocrisia, la volontà censoria, l'ignoranza, la
mancanza di senso estetico.
IMBRACHEREMO I NUDI
Non certo per darla vinta ai detrattori, ma per preservare i
dipinti dalla volontà distruttiva, dalla morbosità, dalla
banalità di giudizio.
Carlo Micheli |